NewsUna bussola per orientarsi nella nuova dogana – Commento a margine del convegno “Le 24 Ore della Dogana”

09/07/2025

Una bussola per orientarsi nella nuova dogana.
Commento a margine del convegno “Le 24 Ore della Dogana”

Prof. Loris Tosi

Ho avuto il piacere di inaugurare il ciclo di webinar “Le 24 Ore della Dogana”, organizzato in collaborazione con QVADRA, e di offrire una riflessione introduttiva su alcuni tra i principali snodi che oggi interessano la supply chain internazionale. Temi come la digitalizzazione doganale, la transizione normativa e quella ecologica non sono più riservati agli addetti ai lavori, ma riguardano in modo diretto la competitività e la responsabilità delle imprese.

Il titolo dell’iniziativa – “Le 24 Ore della Dogana” – richiama volutamente la metafora della corsa di durata: oggi, nel commercio globale, non basta essere reattivi. Serve visione strategica, continuità operativa e una preparazione meticolosa. Operare sul mercato internazionale significa affrontare un percorso complesso, in cui resilienza normativa, attenzione al rischio e capacità di adattamento diventano condizioni essenziali.

Viviamo un momento storico segnato da tre grandi transizioni – digitale, normativa, ambientale – che non si susseguono, ma si sovrappongono e si rafforzano a vicenda. L’obiettivo del mio intervento è stato proprio quello di fornire una bussola per interpretare questo cambiamento e, ove possibile, trasformarlo in leva strategica.

La rivoluzione digitale è già realtà. L’obbligo, dal 2 dicembre 2024, di utilizzare i nuovi tracciati unionali per esportazioni e transiti segna un cambiamento profondo. Il dato non è più solo uno strumento amministrativo: è il vero passaporto della merce. Una codifica errata o una descrizione approssimativa possono bloccare la spedizione in tempo reale, come già accade con il sistema ICS2. E non si tratta solo di tecnicismi: è una trasformazione che impone investimenti in formazione e sistemi, ma che restituisce fluidità e sicurezza — asset centrali in ogni operazione commerciale moderna.

Accanto a questo cambio di paradigma tecnologico, si colloca una transizione giuridica altrettanto rilevante. Il Decreto Legislativo 141/2024, da poco entrato in vigore, ha introdotto novità significative nel sistema sanzionatorio doganale. Tra queste, ritengo particolarmente rilevante l’estensione della responsabilità amministrativa degli enti ex D.Lgs. 231/2001 ai reati doganali e alle violazioni in materia di accise. È un passaggio che sposta l’asse delle responsabilità: le irregolarità doganali non sono più una questione “da spedizioniere”, ma possono coinvolgere direttamente il consiglio di amministrazione, con sanzioni gravi e interdittive. La compliance, in questo contesto, non è più un presidio formale ma una misura di sopravvivenza.

Ho voluto poi portare l’attenzione su ciò che definisco la materialità del commercio: imballaggi, assicurazioni, strumenti di pagamento. In tempi di crisi logistiche, variazioni estreme dei costi delle materie prime e instabilità geopolitica, ogni componente della supply chain può fare la differenza. Progettare imballaggi riutilizzabili, assicurare correttamente il carico, negoziare una lettera di credito solida: sono scelte che non appartengono al “contorno”, ma al cuore della strategia aziendale. E possono diventare un vantaggio competitivo reale.

La sostenibilità, infine, è tutt’altro che un tema accessorio. La nuova direttiva CSRD impone di rendicontare non solo le performance economiche, ma anche quelle ambientali e sociali, con la stessa serietà e tracciabilità. È una sfida culturale, prima ancora che regolatoria. Ma rappresenta anche una grande opportunità per rafforzare la credibilità delle imprese sul mercato, verso clienti, banche e investitori. In questo scenario, lo status di Operatore Economico Autorizzato (AEO) si configura come la sintesi ideale tra conformità, affidabilità e capacità operativa. È un vero e proprio “sigillo di qualità”, che apre corsie preferenziali nei traffici internazionali e, sempre più spesso, determina la differenza tra essere selezionati come partner o essere esclusi.

Il nostro percorso, come accennato, guarda già oltre. Il modello del Trust and Check Trader – anticipato nella riforma del Codice Doganale Unionale – prevede un rapporto di fiducia e di responsabilità condivisa tra impresa e autorità doganale. È una trasformazione che sposta il controllo a monte, sui sistemi interni dell’azienda, e che può garantire flessibilità, velocità e autonomia inimmaginabili fino a pochi anni fa.

In conclusione, credo sia sempre più evidente che la qualità del dato, la tracciabilità ambientale, la sicurezza giuridica e l’affidabilità nei flussi finanziari non sono elementi separati, ma parti di un’unica visione integrata. È questa visione che, oggi, rappresenta la vera “licenza per operare” nel commercio globale.

Ringrazio ancora tutti i partecipanti al convegno per l’attenzione e la vivacità del confronto. Confido che i prossimi incontri possano continuare a offrire strumenti concreti e chiavi di lettura strategiche per affrontare con consapevolezza i cambiamenti in corso.

Per maggiori informazioni, contatta lo Studio.